Time Attack – Le qualifiche: intervista al caster Rosario Triolo

Dopo il primo Time Attack – Le Qualifiche è arrivato il momento di conoscere più nel dettaglio le voci che ci accompagneranno durante il percorso del WINDTRE Rising Stars Series.

Stavolta è il turno di Rosario Triolo, telecronista di Moto2 e Moto3 ora orientato anche verso il mondo esports. Lo abbiamo contattato in esclusiva per fare due chiacchiere e capire meglio la sua visione del panorama esportivo e del mestiere del caster. Ecco cosa ci ha raccontato:

Buongiorno Rosario, grazie per essere qui con noi!  Questo è il primo evento esport a cui prendi parte come caster. Come si presenta agli occhi di un esterno un mondo come quello dei videogiochi competitivi?

Premetto che ho avuto occasione di commentare alcune gare tra piloti MotoGP reali sul videogioco MotoGP durante il lockdown, ma questo è il mio primo evento esport ufficiale! Comunque devo partire da un presupposto: io faccio parte di una generazione che i videogiochi li ha vissuti dalla loro nascita. Da ragazzino ho giocato con i primissimi usciti, per cui già questo fa sì che io non abbia il pregiudizio di pensare che il gaming non possa essere una cosa seria rispetto alla realtà. Per me il videogioco è una figata! Da piccolo mi dilettavo con giochi di corse e avevo comprato pure volante e pedaliera. La mia passione per il mondo dei motori infatti si è sviluppata anche grazie a questo. Addirittura le prime telecronache le ho fatte giocando alla play con gli amici. Vedere che quello che una volta era solo un divertimento, uno svago, ora è diventato un lavoro, con professionisti che lo svolgono conferendogli dignità e importanza pari a quella di uno sport tradizionale è proprio una cosa che non mi sarei mai aspettato! È un mondo che mi affascina perché uno sbocco del genere non lo credevo possibile.

Il WINDTRE Rising Stars Series è un circuito pensato appositamente per permettere a nuovi, giovani talenti di emergere e farsi notare. Quali sono secondo te le tre caratteristiche che non dovrebbero mai mancare in un pilota emergente (sia esso reale o virtuale)?

Innanzitutto la prima cosa, che credo si applichi anche a tutti gli altri aspetti della vita, è la fame. La voglia di farcela, di riuscire a ottenere l’obiettivo. Ciò implica naturalmente costanza negli allenamenti e nel cercare di superare i propri limiti. Anche se questo implica delle rinunce. La seconda, nel caso specifico degli esports, è fregarsene di chi svilisce questo lavoro vedendolo solo come un ‘giocare ai videogiochi’. La terza è la costante ricerca dei propri limiti per superarli. Essendo videogiochi come MotoGP relativamente nuovi, si sviluppano molto più in fretta e in modo molto più complicato rispetto ad altri titoli competitivi che esistono da anni. Quindi è fondamentale stare al passo cercando di capire i cambiamenti che vengono implementati di anno in anno.

Sarà diverso, secondo te, commentare un evento che si tiene su una pista virtuale invece che su una reale?

Le differenze sicuramente ci sono. Più per quanto riguarda le online challenge. Perché quando c’è una gara normale tendenzialmente quello che si vede a schermo è molto simile alla realtà dato che il livello grafico è altissimo! Quello che cambia è l’approccio del pilota reale rispetto a quello virtuale. Perché nella realtà rimane il pericolo di cadere e farsi male, a livello esport questo non succede. Per le online challenge invece il discorso cambia poichè, escludendo forse la superpole della Moto E, nella realtà non esiste qualcosa di simile. Infatti in questo tipo di sfide si vede sempre la stessa moto con lo stesso pilota che affronta lo stesso circuito con la stessa prospettiva. Quindi anche il commento deve essere diverso, perché quei giri secchi non sono simili per esempio a una qualifica del motomondiale in cui si passa da un pilota all’altro. A livello di sensazione personale, comunque, per me non è una cosa totalmente nuova perché commentare gare virtuali è un po’ un ritorno alle origini! Molti cronisti della mia generazione di fatto hanno cominciato commentando gli amici che facevano sport o giocavano con simulatori sportivi su console.

La figura del caster è fondamentale nel mondo esport tanto quanto quella del telecronista per gli sport tradizionali. Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa carriera nel mondo del gaming?

Innanzitutto bisogna avere sin da subito una grande passione per questo mestiere. Fin da piccoli! Io stesso da bambino mi divertivo a fare telecronache quando giocavo con i pupazzetti o con le macchinine. È una cosa che nasce fin da subito. Poi si matura mentalmente negli anni. La fortuna di chi vuole intraprendere questa carriera nel mondo degli esports è doppia: in primo luogo perché le generazioni che hanno vissuto la nascita delle console hanno cominciato a fare telecronache “virtuali”. In secondo luogo perché effettivamente esistono pochi telecronisti specializzati esclusivamente in questo campo. Questo è un grandissimo vantaggio per iniziare un percorso all’interno di un mondo comunque in ascesa! Ascesa dimostrata sia dalla scelta dei team di sport reali di investire in questo panorama, sia dalla presenza di eventi come WINDTRE Rising Stars, indicativo del desiderio di creare un vivaio di nuovi talenti gamer.

Come si prepara un telecronista a commentare un evento? (sia esso esport o reale)

Quelli reali a livello mondiale sono facili in primo luogo perché si parla di piloti che fanno parte di un’elite: se sono arrivati a quel livello è quindi molto facile trovare nozioni su di loro e su come si comportano in gara. A livello un po’ più basso (in termini di notorietà, non di bravura) diventa più complesso trovare informazioni. Il modo migliore per farlo è cercare di instaurare un contatto, anche usando i social, e chiedere quanto più possibile sia sulla conoscenza delle piste sia sul feeling con la propria moto.  Nel mondo esport credo che più o meno sia la stessa cosa. È ovvio che preparare una gara di Andrew (Andrea ‘AndrewZh’ Saveri ndr) o di Trast (Lorenzo ‘trastevere73’ Daretti ndr) sia più facile, dato che si conosce il loro percorso. Con le Rising Stars è palesemente più difficile. Però sapendo chi sono i migliori del gruppo di coloro che tentano le online challenge, specialmente gli spagnoli e gli italiani, è facile instaurare un contatto social e chiedere. Fondamentalmente il miglior modo per prepararsi è fare domande! Poi chiaramente in telecronaca non si raccontano tutte le informazioni raccolte, tuttavia queste tornano sempre utili perché si usa quello che serve in base a cosa si vede. La preparazione è la parte più nascosta ma in realtà comporta uno sforzo anche maggiore rispetto alla semplice telecronaca. 

Esiste un telecronista che vedi come un modello e a cui ti ispiri nel tuo lavoro?

Sì. Fondamentalmente quando ero piccolo il punto di riferimento per tutti era Bruno Pizzul della RAI, che faceva le telecronache delle partite di calcio. Lui era il maestro assoluto che ha guidato la transizione verso un modo più innovativo di raccontare lo sport. Nel mio mondo specifico è chiaro che quello che ha cambiato il modo parlare degli sport motoristici è Guido Meda. Non si può quindi non guardare a lui come esempio, ma non per scimmiottarlo e cercare di fare come fa lui. L’insegnamento che si trae da certi telecronisti, infatti, non è di pura emulazione. È l’approccio, l’atteggiamento che va imitato. Quello cioè di costruire un nuovo modo di raccontare le cose: utilizzare frasi a effetto, pensare che ci possano essere novità da introdurre. Fare la telecronaca se si è portati è fattibile. Essere diverso dagli altri è più difficile! Il compito del telecronista, a mio parere, è rendere più piacevole lo spettacolo che crea chi compete. Guido è riuscito ad arrivare a così tante persone perché ha reso le imprese di Valentino Rossi accessibili a tutti con una quota di divertimento più alta rispetto alla semplice visione delle sue gare. È il modo di raccontare le loro imprese che rende più popolari i protagonisti!

Ringraziamo Rosario Triolo per la disponibilità e la cortesia dimostrate durante l’intervista e gli auguriamo un grosso in bocca al lupo per l’inizio di questa avventura!

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